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sabato 27 luglio 2013

 
***

ricordi che hanno messo radici in una fossa
ci stanno bene lì non c’è che dire
con piccoli strilli d’allegria si soffocano gli uni con gli altri
ci stanno bene e comodi e nemmeno passa loro per la testa che la luce
è il cane aizzato dagli dei sulle tracce degli infami ricordi
ricordi come ci sostenessimo con la fronte contro un muro
 
colli e valli e campi

vi ho dato acqua dove sono state le vostre anime
dove sussulti tu anima mia e in quale
parte del mondo cacciano ora i cacciatori

se volgo lo sguardo – il mio abito è la paura
se volgo lo sguardo colli e valli e campi
 uomini

una lodevole unità di intenti (a chiamarla per nome)
oggi ha turbato le nostre anime   tutti belli
e degni e leali soprattutto

sensazione una e certezza l’altra? tutti uomini
del buon dio   senza dubbio: uomini
che giustificano la propria esistenza   unità d’intenti lodevole

martedì 12 febbraio 2013

 alessandria
(il canto del poeta)

ho sognato stanotte nella città di alessandria
i greci di periferia degna stirpe degli antichi greci
mi erano datori di riconoscenza e molte dracme
i greci tutti per me avrebbe attraversato il mediterraneo


mi sono sognato in un palazzo bianco e in rovina – cieco ad un tavolo
in un caffe nel quale sono invecchiati senza riuscire a sapere
e i cani del panettiere e l’orgoglio di konstantinos p kavafis (poeta di fama)
e tutto ciò che può ancora invecchiare in una grande città
come alessandria in un palazzo bianco e in rovina

il proprietario

di un milione di piccolle chiavi arrugginite

i capelli me li accarezzavi tra le lacrime
con i miei occhi azzurri hai iniziato a giocarci
senza fretta e senza troppa crudeltà
di notte di notte nella citta di alessandria



l’amministratore spiega in cosa consta di fatto la sua vita
(resoconto assolutamente onesto)
 
trasportare un vecchio armadio dal salone al ballatoio
perché mi assilla ultimamente
così tanto – solo avevo previsto tutto
fino ai minimi dettagli

“fino al limite oltre il quale non si può passare”

il cervello e il pruneto in fondo al giardino
seta  verde e colpisce il porco dritto sulla zucca!
il lago e l’affollarsi di fantasie oscure: animalesche amore mio

perché di freddo di fame e anche di proiettile
non si muore più – comunque trasportare
un armadio dal salone al ballatoio
e la soglia smussata il sorriso sul punto di rapprendersi
e il piede tira via il piede e accogli gli dei

ho previsto tutto fino ai minimi dettagli
trasportare un vecchio armadio dal salone al ballatoio
la mia vita

darò fuoco ai miei vestiti di nuovo cambierò identità
quanto onore e quanta gloria – ho previsto tutto
“che riposi in pace dio lo faccia riposare in pace
magari avremo anche noi dopo di lui qualcosa da guadagnare”



opinioni in merito a guillaume

cantano i galli. l’alba si avvicina. umile
guillaume tornerà nel grembo di sua madre.
guillaume tra i fiori selvatici. una piccola riverenza
e una manciata di caramelle per guillaume. una bicicletta.


ci aveva avvertito da molto: si avvicina l’alba viene l’alba.
stava sull’attenti con la mano fissata al berretto. il nostro
subalterno guillaume. il bambimo guillaume. questa bestia
senza scrupoli. e ora vola con le nostre ali. con
la nostra bicicletta.



l’amministratore può mettersi nei guai in ogni momento

al diavolo amministratore sono io la realtà proprio la realtà palpabile
manifestazione dell’idea nel sensibile (hegel lezioni fenomenologia)
                           sono quella con le orecchie piccole
                           con leprotti e marmote di plastilina
                           sono quella con le parole più dolci

e se m’innervosisco e passo sul marciapiede di fronte dicendoti
per prima cosa: amministratore non voglio più stare con te
tu che fai? i coniglietti si sciolgono le marmotte fuggono lontano
nel loro paese dove parole dolci non ne senti più
orecchie piccole in cui strillare non ne trovi più

perciò al diavolo amministratore io sono la realtà palpabile
                           sono quella con le orecchie piccole
                           con leprotti e marmote di plastilina
                           sono quella con le parole più dolci



guillaume ha incontrato margareta

da uomo realmente solitario – così come lo rendevano
quasi tutti gli avvenimenti della sua esistenza fino a ieri
guillaume ha iniziato pian pianino a fiorire: ha incontrato margareta

baciando perdutamente i talloni di margareta
quando spoglia margareta sembra levare la pelle al mondo
poi la sua battaglia con l’angelo elie
la grotta e la gola
e il ferro da stiro con cui stira lui la gonna azzurra di margareta

“impara da me ora a guardare
al di là dell’alto recinto il bosco avvizzito – ininterrottamente”




***

non guardarmi quando nudo dalla testa ai piedi
faccio il bagno. non vedrai altro che delle braccia lunghe – stremate
dal lavoro. un’unghia nera . e questa cicatrice rossa
che mi solca il petto. perché non vedrai nulla.


tu guardami quando nudo ai raggi della luna
suono il violino per te. allora vedrai due serpenti involgersi
intorno a te. una stella nera nera. e il frutto rosso
che mi preme la fronte. perché non vedrai nulla
 
fiori azzurri

non una carezza e fiori azzurri e non una parola. la mano crederà di sognare. la lingua dorme da nove anni tra le acque. fiori azzurri si spaventosi fiori azzurri e soprattutto non una parola: coltello accanto a coltello


preghiera all’incrocio delle strade

il mio sogno corre nella notte luminosa tra i sogni di questi uomini cattivi e buoni del villaggio seppellito nella luna. si ferma all’angolo della strada che porta ai campi. impara a difendersi da cani e passato e nelle acque del lago
canta con i pesci addormentati.
o se il mio sogno toccasse il sogno del vicino almeno la porta di casa sua almeno la bruma che si allontana dalla sua lampada  


prefazione

e dopo aver inventato la poesia in una camera clandestina nella profondità delle terre sterili – il coraggio e la forza (umana) si sono sciolti come vapore.

e qualcos’altro oltre al fatto che sono nato e che ho vissuto e che probabilmente morirò sussultando (cosa che d’altra parte ho voluto dire due anni fa e tre anni fa) per adesso, ahimè, non posso dire

perciò ritorno alla vecchia lingua: a cominciare proprio da questo istante. la attorciglio la accarezzo la colpisco con violenza. però i sintagmi strani in cui (si dice) riposa la mia anima come dentro una tana perduta non mi attraggono più. le dita sottili che scaveranno canali nei boschi e torneranno sempre lì e andranno pian piano in putrefazione? le dita sottili non mi turbano più 


shatov

hanno il loro mondo e il loro mondo mi dà la nausea
e anche con una lattina vuota di conserva in bocca sono pronto a urlare
e anche con una bomba nel midollo della colonna vertebrale sono pronto a urlare
che hanno il loro mondo e che il loro mondo mi dà la nausea